INTERVISTA A ERIKA BADO

Fin da giovanissima avevo due passioni: la pittura e i bambini. Da ragazzina ho seguito la prima sino al punto da scegliere di frequentare il liceo artistico e diplomarmi come maestra d’arte nel 1994. Dopo il diploma, però, ho cominciato a ripensare il mio percorso di vita per due fondamentali ragioni: da una parte gli studi fatti non mi consentivano di trovare un lavoro all’altezza della preparazione che avevo conseguito, dall’altra maturavo sempre più dentro di me il desiderio di stare con i bambini. Ho trascorso così una decina d’anni senza una reale prospettiva, facendo vari lavoretti al solo scopo di mantenermi sino a quando, verso la fine del 2003, mi capitò di scoprire sulle pagine di una rivista che l’Istituto Cortivo poteva darmi un’opportunità per cambiare davvero. Mi sono iscritta subito al corso per Operatore Socio Assistenziale per infanzia ed ero talmente convinta di volermi subito mettere alla prova che nel giro di un anno e mezzo, nonostante avessi continuato a lavorare come commessa, avevo fatto tutti gli esami, il tirocinio in una scuola materna e la tesi finale.

Così, nel maggio del 2005, Erika Bado di Trivignano in provincia di Venezia è diventata Operatore Socio Assistenziale per l’infanzia.

Ho frequentato il Corso di Impresa Sociale a Villa Ottoboni e, piano piano, l’idea si fece largo nella mia mente. Qui, mi sono detta, è venuto il momento di rimboccarsi le maniche. E così ho fatto: insieme ad altre due ragazze ho aperto, agli inizi del 2006, il Centro Infanzia Stella Stellina a Maerne di Martellago, non lontano da casa mia.

Un nido?

Accogliamo bambini da 0 a 3 anni, ma siamo molto diversi dal tipico nido. Siamo piuttosto un servizio per le famiglie, con orari flessibili tutti i giorni dalle sette del mattino alle sette di sera e il sabato mattina, e grande disponibilità a venire incontro alle più diverse esigenze. Ma non è stato tutto facile. Nei primi mesi dopo l’apertura erano rari i riscontri positivi, ma intanto parlavamo con tanta gente, cercavamo di capire il nostro modo di intendere il nido, la nostra filosofia…

Ovvero?

Noi vediamo il nido come una comunità, non solo per i bambini, ma anche per le loro famiglie. Le decisioni, le tariffe e gli orari vengono discussi e concordati collettivamente. Si fanno le riunioni, ci si assume la responsabilità delle cose da fare, si cerca tutti assieme di fare tutto il possibile per il massimo benessere dei piccoli.

Non dev’essere stato facile farsi capire…

Ma ce l’abbiamo fatta. Nel maggio 2006, come se si fossero tutti messi d’accordo, i bambini hanno cominciato ad arrivare sempre più numerosi e, nel giro di poco, eravamo al completo con una ventina di iscritti che si alternavano in giorni e orari diversi. Non avevamo a disposizione tanto spazio, solo una settantina di metri quadri, ma l’entusiasmo cresceva, e il successo della nostra iniziativa anche.

Insomma sei riuscita nel tuo intento…

Alla grande. Attualmente abbiamo una lista d’attesa enorme, che però pensiamo di poter soddisfare quasi totalmente grazie al trasloco che abbiamo in programma questo ottobre. Ci spostiamo a pochi chilometri da qui, in un ambiente da 190 metri quadri con giardino. Ecco, per far capire meglio come lavoriamo, la ristrutturazione e l’adeguamento di questa nuova struttura è in buona parte gestito dalle famiglie stesse: c’è il babbo geometra che fa i progetti, il muratore che costruisce i muri, l’idraulico che fa gli impianti, l’elettricista che mette tutto a norma, e così via. Tutto fatto in casa, e fatto benissimo, ve l’assicuro. Tutti i soldi che entrano li reinvestiamo, a parte i nostri tre stipendi, e sottoponiamo le scelte di investimento al giudizio di tutti.

State creando qualcosa di davvero innovativo, complimenti!