INTERVISTA A ENRICA ANCONA

"Dopo aver conseguito il diploma di ragioniera ho cominciato ad affrontare il mondo del lavoro e, come tante altre ragazze d’oggi, ho provato a fare un po’ di tutto, prima l’impiegata, poi l’operaia e poi ancora la barista. Guadagnavo qualcosa, ma non posso dire che mi sentivo soddisfatta, mi sembravano tutti dei ripieghi piuttosto che l’inizio di un percorso professionale".

Dalle parole di Enrica Ancona, residente a Pocapaglia in provincia di Cuneo, emergono ancora una volta le difficoltà che i giovani si trovano a dover affrontare una volta concluso il ciclo di studi superiori. Trovare una strada appagante non è facile, ma lei ci è riuscita: sentiamo come ha fatto…

"Stare con i bimbi mi era sempre piaciuto, ho un fratellino più piccolo di me e spesso, sin da quando è nato, mi è capitato di fargli da mamma e da compagna di giochi assieme ai suoi amichetti. Per questo, quando in internet ho scoperto che c’era un istituto di formazione che mi poteva consentire non solo di ottenere un attestato valido per lavorare con l’infanzia, ma anche di continuare a lavorare al bar, mi sono messa in contatto".

Era l’Istituto Cortivo?

"Sì, e devo ringraziare mio padre che, vedendomi un po’ incerta al momento dell’iscrizione, mi ha dato la spinta finale. Poi è andato tutto in discesa: sono rientrata nell’ottica di studiare, mi piaceva apprendere materie che non conoscevo, interessanti, pratiche, professionalizzati. Quasi ogni settimana andavo a Torino a fare un esame, ho finito nel giro di un anno e mezzo, nel giugno del 2010 avevo in mano l’attestato di OSA per l’infanzia. Il tirocinio l’ho fatto in un bellissimo baby parking, un’esperienza splendida dalla quale ho avuto piena conferma del fatto che proprio questo era il lavoro che faceva per me".

E poi?

"Già qualche mese prima di concludere il corso avevo cominciato a seguire un bambino come baby sitter, a casa sua. Quando sono diventata OSA ho chiesto alla mamma se poteva invece portarlo a casa mia, avevo una grande sala al pianoterra e anche un’idea che mi frullava in testa".

Ovvero?

"Durante gli studi avevo visto una possibilità che mi sembrava molto interessante: il nido in famiglia, massimo cinque bambini, ambiente protetto grazie a pochi essenziali interventi di sicurezza, comunicazione al Comune per approvazione. E così ho fatto, ho allestito al meglio gli spazi, ho inviato la comunicazione al Comune che ha approvato senza particolari problemi l’iniziativa e ho cominciato a parlarne in paese. In un primo momento pensavo di fare un po’ di pubblicità sul giornale, ma non è servito: è bastato il passaparola per farmi arrivare subito a cinque bambini".

E sei partita?

"Da settembre ogni giorno dalle 7 e mezzo del mattino alle cinque del pomeriggio sto con i miei piccoli, tre maschietti e due femminucce di circa due anni con i quali non faccio vere e proprie attività didattiche, ma soprattutto giochi con finalità educative. I bimbi cantano, guardano i libri, disegnano… Quando sono arrivati nella mia struttura muovevano appena i primi passi, adesso girano come trottole e sanno anche contare fino a dieci!".

Sei contenta?

"Agli inizi è stata davvero dura, adesso posso dire che è un lavoro impegnativo, ma molto, molto appagante. La mia fortuna è stata che i miei avevano la disponibilità della struttura, che ha anche un bel giardino attorno, ma se avessi dovuto pagare un affitto non ce l’avrei fatta. Cinque bambini sono pochi e non si può chiedere più di tanto ai genitori… in più bisogna pagare le tasse: diciamo che nella mia particolare situazione riesco ad arrivare a fine mese, e va bene così".

Per il futuro?

"Mi piacerebbe rimanere nel piccolo, voglio mettere su famiglia e avere dei figli, per adesso non penso proprio ad aprire una struttura più grande e più impegnativa. Vedremo come andrà, ho solo ventitré anni e posso aspettare ancora un po’ prima di prendere decisioni più importanti".