INTERVISTA A DEBORAH BODINI

“Sapevo da sempre di avere una certa inclinazione per i bambini – racconta Deborah Bodini di Alseno in provincia di Piacenza – ma la vera rivelazione mi è giunta grazie al lavoro che ho fatto dopo essermi diplomata in ragioneria. Ero commessa in un negozio di dolciumi e i miei clienti più affezionati erano proprio loro, i bimbi, con i quali ogni giorno di più mi piaceva stare, confrontarmi, divertirmi”.

La quotidianità ti ha dato una conferma…

“Sì, ma mi rendevo anche conto che vendere caramelle non era un’attività che potevo continuare a fare per tutta la vita e, quando ho trovato su una rivista la pubblicità dell’Istituto Cortivo, ho fatto uno più uno e mi sono iscritta al corso di Operatore Socio Assistenziale per l’Infanzia.

Sei stata contenta della tua scelta?

“Sì, molto, le materie erano tutte interessanti e utili, e poi il tirocinio mi ha dato quella base pratica che chiude il cerchio di un’ottima preparazione professionale” .

Dove hai svolto lo stage?

“Sono stata fortunata, perché ho trovato accoglienza nell’area minori dei Servizi Sociali del mio territorio. È stato un periodo di vera formazione, duro agli inizi, ma poi sempre più bello: dovevo seguire bambini e ragazzini delle elementari e medie con disagio sociale. Ho frequentato varie realtà, centri estivi, centri di aggregazione e situazioni domiciliari… ho imparato davvero tanto”.

E dopo l’attestato?

“Ho trovato quasi subito lavoro presso la Cooperativa “Il Cortile” di Salsomaggiore Terme, a quindici chilometri da casa mia. Si trattava di fornire sostegno scolastico a una bambina autistica che allora frequentava la terza elementare. Oggi, dopo tre anni, è arrivata alla quinta… quanti progressi abbiamo fatto insieme!”.

Lavori ancora lì?

“Certo, ho un contratto a tempo determinato, ma mi è stato sempre rinnovato. I primi tempi è stato difficile, ma poi sono cominciati ad arrivare i primi risultati e le prime soddisfazioni. Piano piano si è inserita nella classe e adesso abbiamo uno splendido rapporto, si comunica, è bellissimo. Ma anche le altre esperienze che sto facendo mi stanno dando belle sorprese”.

Cioè?

“Da un po’ lavoro anche con la CoopSelios di Piacenza, ma questa volta con un contratto a tempo indeterminato. Faccio assistenza domiciliare a un bambino con ritardo mentale, a una bambina iperattiva e in una casa famiglia dove c’è una mamma africana con tre bambini. Seguo anche gli incontri protetti fra i bambini e i genitori separati per tentare di ricostruire, assieme all’assistente sociale, rapporti davvero difficili. Non è facile mantenere l’obiettività in queste situazioni perché si apprendono tante cose delicate sulle persone, ma lavorando in èquipe, ascoltando e consigliando, si riescono a centrare obiettivi che a prima vista sembrano impossibili”.

Sei molto impegnata…

“È vero, ma mi rimane ancora spazio per coltivare un sogno: mi piacerebbe tanto aprire un centro educativo rivolto a tutti, in cui mescolare normalità e disagio. Mi sono resa conto, infatti, che dal contatto fra bambini normodotati e disagiati escono delle cose bellissime, nascono sensibilità che altrimenti non vengono stimolate. Molti vedono la diversità come un deficit, io invece credo sia una risorsa e vorrei metterla a disposizione di quelli che saranno gli uomini di domani”.

Hai mai pensato di seguire un Corso di Impresa Sociale?

“Non ancora, perché tutto questo è ancora un sogno, ma se dovesse diventare un po’ più concreto, senza dubbio il primo passo lo farei a Padova, a Villa Ottoboni, dove sono già stata per frequentare numerosi seminari, tutti preziosi e sempre ricchi di spunti per lavorare meglio, per poter dare qualcosa di più ai miei piccoli”.