INTERVISTA A DAVIDE TABBÌ

Davide Tabbì ha solo 26 anni ma un curriculum talmente vasto che, ne siamo certi, gli consentirà un’ottima carriera nel campo del sociale. Dopo il liceo, forte di una già collaudata esperienza da volontario in parrocchia, Davide si è iscritto nel 2000 al corso di formazione OSA per l’infanzia dell’Istituto Cortivo presso il quale ha conseguito nel 2003 anche l’attestato di OSA per anziani.

È stato proprio grazie all’Istituto Cortivo che mi sono poi iscritto a Scienze del Servizio Sociale. Mi sono laureato nel 2005 e, da allora, sono in attesa di un lavoro che soddisfi pienamente le mie aspettative.

Dal tuo curriculum risulta però che hai già maturato diverse esperienze professionali.

Beh, sì. Molto importanti sono stati i due anni di tirocinio svolti per l’università. Ho lavorato con i detenuti dell’Ucciardone, una realtà inimmaginabile per chi non conosce il carcere. Lì ho capito che esiste uno stato dentro lo stato, con le sue regole e i suoi codici. Ciò che noi consideriamo un reato per molti detenuti è invece un fiore all’occhiello. Ma, per chi non è delinquente abituale, la mancanza di libertà può sconvolgere letteralmente la vita. Ho visto detenuti uscire dal portone e non riuscire a camminare perché disabituati agli spazi ampi. L’Ucciardone è un carcere medievale, con celle piccolissime e corridoi molto stretti e angusti. Le giornate trascorrono in base a ritmi precisi, nessuno può disporre del proprio tempo come vuole… La mancanza di libertà è davvero una cosa terribile…

Subito dopo la laurea hai inviato il tuo curriculum ovunque, vero?

Sì, anche a Genova, dove ho dei parenti. Ho lavorato per una settimana come educatore. Mi hanno mandato in Val d’Aosta con ragazzini dagli 8 ai 13 anni. Non avevo mai visto tanta neve in vita mia… Bellissimo… Poi, sempre a Genova, ho iniziato a lavorare come assistente sociale presso una comunità residenziale per persone malate di AIDS. Ci sono rimasto solo un mese perché poi sono stato richiamato a Palermo per una serie di possibilità inerenti a vari progetti che stavano decollando. Ho chiesto consiglio al Responsabile dell’Associazione per la quale sto lavorando. Mi ha detto di partire senza remore perché la cosa migliore per chi lavora nel sociale è conoscere bene il territorio, il dialetto del luogo, il comune sentire della gente. Mi ha fatto capire che a Palermo sono più efficaci operatori palermitani.

Davide, tu hai esperienza anche agonistica nel campo delle arti marziali…

Faccio gare ma sono anche un istruttore. Insegno a ragazzini dagli 8 ai 12/13 anni e ad adulti di tutte le età. In quest’ultimo caso sono impegnato soprattutto nel campo dell’autodifesa.

Progetti a breve termine?

Sto aspettando l’avvio di un progetto che prevede l’apertura di uno sportello informativo per immigrati. Lo gestirà la Cooperativa La Rondine e avrà come finalità non solo fornire le prime informazioni ai clandestini che vogliono regolarizzare la propria presenza in Italia ma anche organizzare corsi di alfabetizzazione e garantire servizi di accompagnamento e svolgimento delle pratiche burocratiche.

In questo ti aiuta la tua buona conoscenza dell’inglese….

È una lingua che conosco bene perché ho soggiornato per un periodo in Canada, dove vive una sorella di mio padre.

Altri obiettivi?

Terminare il corso di laurea specialistico in Programmazione e Gestione delle Politiche e dei Servizi Sociali al quale mi sono iscritto subito dopo la laurea.

Hai altro da dirci?

Vorrei esprimere un desiderio: visto il mio ricco piano di studi e la mia laurea mi propongo come docente per la sede palermitana dell’Istituto Cortivo. Come ex studente ricordo con molto piacere l’ottimo trattamento ricevuto, la disponibilità degli insegnanti, gli ampi spazi che mi sono stati concessi. Mi piacerebbe ripetere l’esperienza ma… dall’altra parte della cattedra. A parte gli scherzi. Credo di avere le conoscenze teoriche adatte ma anche le doti di buon insegnante. Lo confermano anche i ragazzi cui insegno il Tai Chi e gli utenti che ho seguito anche come conduttore di gruppi in role-playing.

Ecco, questo è Davide Tabbì, un giovane preparato, motivato, pieno di risorse. Lo lasciamo sapendo che avrebbe ancora molte cose da raccontarci ma il dovere lo chiama: una zia inferma che abita al piano di sotto richiede la sua presenza. Non c’è nulla da fare, Davide ha proprio la stoffa dell’assistente sociale…