Intervista a Clelia Apicella

news 2016 05 20

“Per arrivare dove sono oggi – racconta Clelia Apicella di Savona – ho fatto un percorso a zig zag che è durato molti anni”.

Comincia dall’inizio…

“Potrei partire dalla scelta, fatta senza esserne pienamente convinta e che con il passare del tempo ho capito non adatta alle mie aspirazioni, di diplomarmi in ragioneria. Poi mi sono iscritta a Pedagogia ma, dopo la laurea, il meglio che ho trovato per portare a casa uno stipendio è stato proprio un posto da impiegata in uno studio professionale. Passato un po’ di tempo, però, mi sono sposata e ho avuto una bambina, un evento che mi ha felicemente impegnato sino al punto da convincermi a lasciare il lavoro. E non è finita. Quando la bimba si è fatta grandicella, ho affiancato mia sorella nella gestione del negozio di generi alimentari che mia zia portava avanti da tempo e che voleva dismettere. Era un’attività che conoscevo, da ragazza andavo spesso d’estate ad aiutare la zia, era uno dei tanti lavoretti che facevo fra i quali, comunque, da sempre prediligevo quello di baby sitter, che mi aveva lasciato i ricordi più belli… Ho continuato lì per un periodo ma, con il sopraggiungere della crisi economica, le vendite hanno cominciato a scemare e il trend negativo non sembrava avere nessuna intenzione di rimettersi al bello. Tutto diventava pesante e così ho pensato e ripensato alla mia vita, a cosa volevo davvero fare e, per verificare se esisteva qualche opportunità che facesse al caso mio, sono andata a cercare in internet e ho trovato l’Istituto Cortivo”.

Ritrovato?

“L’avevo già conosciuto nel periodo post laurea, quando cercavo una strada da intraprendere nel campo dell’infanzia, ma poi avevo lasciato perdere. Bene, mi sono detta, sono passati quindici anni da quella volta e adesso è venuto il momento giusto per ricominciare, per rimettermi in gioco, e mi sono iscritta, scegliendo come specializzazione quella di Assistente all’infanzia”.

Come è stato riprendere in mano i libri?

“Ho rispolverato le materie che avevo già studiato all’Università e in più ne ho acquisite altre, più pratiche, più professionalizzanti. Insomma, mi sono arricchita di nozioni e attrezzata di strumenti e poi è venuto il momento che considero fondamentale: quello del tirocinio”.

Dove l’hai svolto?

“Al Centro Maya, un’associazione culturale che accoglie di pomeriggio bambini e ragazzini delle elementari e medie inferiori. Ci sono stata circa sei mesi, all’inizio ero più un’osservatrice ma con il passare del tempo ho cominciato a seguirli nei compiti a casa e poi sempre più nei laboratori, di yoga, di filosofia, di musicoterapia, di fumetto… È stato bellissimo, davo e ricevevo tanto, con loro ho fatto anche i centri estivi, ero entusiasta”.

Sei ancora là?

“No, e questa è l’ultima puntata della mia storia: per merito di un fortuito incrocio di conoscenze fra colleghe lo scorso settembre sono stata chiamata in una struttura per l’infanzia, il Don Queirolo. Mi hanno assunto con contratto a tempo determinato e mi trovo benissimo. Qui, infatti, ho avuto la possibilità di continuare a fare ciò che mi piaceva tanto durante il tirocinio: i laboratori. Sono tutti contenti del mio lavoro, i responsabili, i genitori e i bambini, perché le cose che faccio sono nuove, diverse e molto utili. Oltre a giocare, cantare, ballare e fare ginnastica, con me quelli di cinque anni imparano a stare seduti, a concentrarsi, a seguire le fiabe e i filmati, a fare i disegni a tema: è un’ottima disciplina, leggera, divertente e fortemente propedeutica all’impegno scolastico che li attende”.

Speri di continuare a lavorare qui in futuro?

“Certo che lo spero, ma anche se non dovesse essere così, ormai mi sento piuttosto tranquilla. Le competenze non mi mancano, le esperienze nemmeno e, se sarà necessario, potrò propormi agli asili della zona come consulente pedagogista in grado di gestire un ricco ventaglio di innovativi laboratori”.