Intervista a Chiara Milordi

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“Ho sempre avuto in famiglia tanti bambini più piccoli di me – spiega Chiara Milordi di Genzano di Roma – e sin da bambina ho imparato a prendermi cura di loro. Poi, quando frequentavo il liceo scientifico, ho fatto dei lavoretti come baby sitter. Per questo, quando mi sono diplomata ed ero in cerca di qualcosa da fare, per aiutarmi, mia zia mi ha organizzato un incontro con una sua amica, titolare della scuola materna e asilo nido “Tutti giù per terra” di Ariccia, a soli quattro chilometri da casa mia”.

Ci sei andata?

“Certo, sono passata di là senza grandi speranze, quasi per gioco. La titolare mi ha proposto di iniziare senza un vero e proprio ruolo, come aiutante jolly, tanto per capire se quello poteva essere il mondo in cui mi sarebbe piaciuto lavorare. Ho accettato e per un po’ di mesi, da dicembre alla fine dell’anno, mi sono inserita benissimo, ho dimostrato di avere esperienza e capacità di affrontare le situazioni al punto che nel secondo anno, era il settembre del 2010, sono stata messa al fianco di un’educatrice per seguire una classe dell’asilo; bimbetti da otto mesi a tre anni che sono una meraviglia da seguire giorno dopo giorno nei loro progressi nel parlare, nel camminare, nel mangiare. E poi il passaggio dal pannolino al vasetto, i giochi, tutto bellissimo!”.

Continui a lavorare li?

“Sì, e spero proprio di continuare a starci a lungo. È una struttura piacevole e interessante, con la cucina personalizzata per ogni bimbo e un bel giardino attrezzato, che adotta il metodo Feuerstein per lo sviluppo dell’intelligenza dei bambini. Ho fatto anche un corso per specializzarmi in questa tecnica che dà davvero dei buoni risultati”.

E poi ti sei iscritta all’Istituto Cortivo?

“Ho preso la decisione nel 2012, quando ho capito che avevo bisogno di un titolo che mi qualificasse come Operatrice per l’Infanzia. Nel tempo, però, mi sono resa conto che non stavo solo conseguendo un attestato ma che stavo crescendo in preparazione: avevo infatti modo di confrontare continuamente la pratica quotidiana con la teoria e trovavo di continuo conferme delle mie competenze che mi davano una sempre maggiore sicurezza sul lavoro. È stato un bel modo di studiare, supportato anche dalla chiarezza e dall’essenzialità dei testi e dalla disponibilità dei docenti della sede di Roma. Così gli esami sono andati via uno dopo l’altro e adesso sono in attesa di ricevere l’attestato”.

Raccontaci un po’ dell’asilo e del metodo Feuerstein…

“Le attività che facciamo sono quelle tipiche di un buon nido, sensoriali, motorie… Programmiamo un tema all’inizio dell’anno e lo svolgiamo con modalità diverse a seconda delle varie età. Per quanto riguarda il Feuerstein, il concetto di base è di non affermare le cose dall’alto ma dare ai piccoli la possibilità di pensare e di esprimersi. Ad esempio non gli diciamo “Sei contento?” o “Guarda che bello” ma invece “Come ti senti?” e “Cosa vedi?”, domande che mettono in moto il loro pensiero astratto e che li portano già a due anni a elaborare ragionamenti originali, spesso molto divertenti. Altra caratteristica dell’asilo è il coinvolgimento dei genitori, ai quali mostriamo cosa facciamo con i loro tesori e ogni tanto proponiamo incontri a tema con esperti su vari argomenti”.

Sei molto giovane, quali aspettative hai per il tuo futuro?

“Ho 25 anni e 5 di esperienza con l’infanzia. Mi piacerebbe, anche se non è facile conciliare lavoro e frequenze obbligatorie, iscrivermi all’università, a facoltà come Logopedia o Scienze dell’Educazione. Non è un passo facile, ma so che ci sono dei corsi universitari on line, forse con quelli riuscirei a farcela, a raggiungere un’ulteriore specializzazione per poter fare sempre di più e sempre meglio per i miei bambini”.