Intervista a Carmen Erario

News_2013_12_09

Carmen Erario, Operatrice Socio Assistenziale per la specializzazione Infanzia, conseguita presso l’Istituto Cortivo, ha un bagaglio di esperienze da far invidia a un laureato. Il suo curriculum più che riportare una lunga lista di master e diplomi testimonia un notevole patrimonio di competenze pedagogiche. Carmen è della provincia di Salerno, ma ha viaggiato molto nella sua vita. Ha lavorato a Londra e a Milano, conosce l’inglese e il francese, ha fatto mille mestieri tra cui la guardia giurata, ha maturato capacità organizzative nel campo della ristorazione, canta, dipinge, recita e da alcuni anni lavora nel sociale. È un’artista che concepisce l’arte come strumento educativo, che considera particolarmente efficace in contesti di disagio sociale.

“Sì, mi occupo da sempre di tantissime cose, ma il filo conduttore che lega le mie esperienze di vita è uno solo, la propensione nei confronti di chi ha bisogno d’aiuto. Evidentemente ispiro fiducia perché spesso le persone, anche se le vedo per la prima volta, mi confidano spontaneamente i loro problemi”.

È per questo che hai deciso di formarti come Operatrice Socio Assistenziale?

“È la prima motivazione. Tornata a Salerno per stare vicino ai miei genitori ormai anziani, ho deciso d’istinto di seguire questa strada. La scelta di iscrivermi è avvenuta dopo l’approfondito colloquio con l’informatore didattico dell’Istituto Cortivo, che ha valutato positivamente le mie potenzialità e la mia determinazione”.

Come è andata?

“Molto bene: ho ricevuto un’ottima preparazione senza smettere di lavorare. Ho acquisito tutte le competenze necessarie per poter svolgere bene la professione nel sociale. Ho consigliato a molte ragazze di seguire il mio stesso percorso e alcune si sono effettivamente iscritte all’Istituto Cortivo. Non solo: tutte le volte che ho contattato enti e realtà che operano nel sociale, ho sempre riscontrato un atteggiamento positivo nei confronti dell’Istituto, segno che la sua è una formazione di riconosciuta qualità”.

Hai terminato il corso di studi nel 2007. E poi?

“Ho continuato a lavorare con contratti a progetto per la Cooperativa Sociale ‘Il Quadrifoglio’, con la quale avevo svolto i miei due tirocini, uno in un centro educativo collegato al carcere minorile e l’altro nell’ambito del servizio domiciliare. Entrambe sono state esperienze importanti, la prima con ragazzini sino a 15 anni che seguivamo il pomeriggio e che erano ad alto rischio di devianza, la seconda con anziani bisognosi non solo di un supporto pratico, ma anche di parole buone e compagnia. Non vi racconto le situazioni che ho dovuto affrontare… La vecchiaia, in mancanza di relazioni familiari, può rivelarsi davvero drammatica. Comunque, dopo i tirocini, ho lavorato anche in una colonia estiva per bambini disabili”.

Ed ora?

“Da tre anni seguo un ragazzino disabile con buoni risultati. Tra noi c’è un forte legame empatico e, chi lo conosce, dice che grazie al mio intervento è migliorato. Con lui non mi sono mai arresa: continuo ad escogitare nuovi giochi, a coinvolgerlo in attività stimolanti e utilizzo tantissimo la musica come terapia riabilitativa. Nel contempo, lavoro in un centro psichiatrico organizzato come una casa famiglia: è un progetto nuovo, finalizzato al recupero personale e sociale degli utenti che, finalmente, possono imparare a vivere autonomamente gestendo da soli le proprie cose e condividendo con gli altri le faccende domestiche. Con loro organizziamo uscite, gite, attività artistiche… È un progetto che mi realizza pienamente perché mi permette di esprimere la mia esperienza e il mio saper fare”.

Nei tuoi interventi utilizzi molto l’arte…

“Vengo da una famiglia di musicisti e io stessa canto. Ho anche partecipato alla messa in scena di tre musical interpretati da studenti delle scuole elementari, medie e superiori di Salerno, tre splendidi spettacoli che abbiamo portato nei teatri e che rientravano tra le attività dei Progetti Organizzativi Nazionali. Altra mia passione è la danza teatrale, ma anche la pittura, che però utilizzo solo dal punto di vista educativo e riabilitativo. Arte come cura, insomma”.

Sei contenta di ciò che fai?

“Senza dubbio! Sto pensando però anche di trasferirmi nuovamente al nord per cercare ulteriori opportunità per continuare a crescere professionalmente”.