INTERVISTA A CARLA FILACCIO

Dopo il diploma al liceo psicopedagogico, Carla Filaccio di San Prisco in provincia di Caserta si è iscritta all’Università, facoltà di Biologia. Un percorso purtroppo interrotto, ma con conseguenze positive, che si sono concretizzate in un attestato conseguito con l’Istituto Cortivo come OSA per l’Infanzia e in un lavoro presso una Casa Famiglia della zona.

"Volevo qualcosa di più gratificante e in grado di coinvolgermi. Avevo già lavorato saltuariamente in un asilo e il mio diploma mi incoraggiava a cercare un’occupazione nel mondo dell’infanzia. È stato mentre cercavo lavoro come animatrice che in internet ho trovato l’Istituto Cortivo. La proposta era interessante, i temi trattati appartenevano già al mio bagaglio formativo e così mi sono iscritta, senza esitazioni".

Cosa ti ha dato l’Istituto Cortivo che ancora non avevi?

"Senza dubbio una carta in più da spendere nel mondo del lavoro. Più che la teoria, l’Istituto Cortivo mi ha consentito di confrontarmi direttamente con la realtà del sociale e con il lavoro d’équipe. È stato un passaggio fondamentale".

Ti riferisci anche al tirocinio?

"Sì. L’ho svolto presso una casa famiglia gestita da una Cooperativa in provincia di Caserta, la stessa da cui sono stata assunta con un contratto a progetto. La responsabile è una persona attenta, alla mano: ha osservato come lavoravo e, dopo appena due settimane di tirocinio, mi ha inserito nell’organico chiedendomi di svolgere lo stesso orario degli altri operatori. Si è fidata di me e, allo scadere delle 300 ore previste, mi ha immediatamente assunta".

Parlaci della Casa Famiglia…

"Ospita una decina di bambini e ragazzi di tutte le età, dai piccolissimi ai diciassettenni, alcuni con sindrome di Down, tutti provenienti da famiglie con problemi, alcuni con genitori in trattamento psicoterapico per incapacità genitoriale. I responsabili della casa sono una coppia con figli propri che, alcuni anni fa, hanno scelto di dedicarsi all’infanzia disagiata. Sono molto bravi e motivati e hanno saputo creare un ambiente davvero caldo e familiare. Ci ripetono sempre una cosa fondamentale: i ragazzi vanno trattati con amore, come fossero figli nostri, senza però dimenticare che prima o poi se ne andranno e che quindi è nostro dovere saper gestire con equilibrio il distacco. Ultimamente è arrivato un piccolino di soli tre mesi, vittima di una storia particolarmente tragica di abbandono. La nostra speranza è che trovi subito una famiglia che lo sappia amare e crescere come merita. Per ora ci pensiamo noi, con tutto l’affetto di cui siamo capaci".

Hai progetti di cambiamento in vista?

"Per ora continuo a lavorare alla Casa Famiglia, mi piace troppo ciò che sto facendo e, soprattutto, voglio portare a termine alcuni processi educativi che ho messo in atto. Ricordo che quando sono arrivata, molti bambini mi ignoravano, alcuni erano persino aggressivi. Ora mi attendono con ansia, mi abbracciano e mi riempiono di bacetti. Sono cambiati e forse un po’ è anche merito mio… Non escludo però che, più avanti, non possa di nuovo iscrivermi all’Università. Questa volta, però, sceglierò una facoltà in sintonia con la splendida esperienza che sto facendo in ambito educativo".