INTERVISTA A CARLA F.

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD, Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è una sindrome poco conosciuta in Italia ma che rappresenta per molte famiglie un problema spesso difficilmente risolvibile. In questa intervista ne parliamo con Carla F., allieva dell’Istituto Cortivo nel corso di formazione OSA per l’infanzia ma anche mamma di un bimbo di 11 anni che ha potuto iniziare il suo percorso terapeutico solo tre anni fa quando, finalmente, gli è stata diagnosticata l’ADHD.

È proprio questo il problema: in Italia sono poche le strutture sanitarie, i medici e gli psicoterapeuti in grado di diagnosticare la sindrome. Un vero dramma per le famiglie che si trovano a gestire bambini con comportamenti decisamente fuori dalle righe, spesso emarginati in ambito scolastico perché considerati maleducati, insopportabili, delle vere pesti. Noi genitori veniamo spesso giudicati come cattivi genitori, incapaci di educarli e di tenerli sotto controllo. Per me e il mio bambino è stato un vero calvario, una guerra con le insegnanti, con gli psicologi, con la gente, a volte anche con i parenti più stretti.

Poi finalmente la diagnosi…

Sì. Alla fine, dopo mille peripezie, ci è stato indicato il dott. Marchetto, un ottimo neuropsichiatra infantile che ha diagnosticato l’ADHD e un disturbo bipolare dell’umore, quest’ultimo probabilmente scatenato anche dal disagio vissuto da mio figlio a scuola. Oggi segue due terapie, una farmacologica e l’altra psicoterapeutica. Frequenta la prima media e i suoi professori sono contenti del suo comportamento. Ha un insegnante di sostegno del quale, probabilmente, avrebbe potuto fare a meno se fosse stato seguito in maniera adeguata sin da piccolo. Comunque, la mancata diagnosi precoce ha lasciato pesanti conseguenze: mio figlio non viene mai invitato alle feste di compleanno e come lui nemmeno il fratellino piccolo. Non ha compagni di gioco perché i pregiudizi nei suoi confronti non hanno mai consentito una normale socializzazione.

Cosa succede ai bambini iperattivi che non vengono diagnosticati come tali?

Hanno alte probabilità di diventare soggetti devianti in età adolescenziale, un periodo della vita già difficile per chiunque ma decisamente molto pericoloso per i soggetti iperattivi, spesso già stigmatizzati come ragazzini irrecuperabili. Questo in Italia è un vero problema ed è perciò che è importante diffondere maggiori informazioni sull’ADHD. A Vicenza, assieme ad altri genitori con lo stesso problema, frequentiamo un gruppo di mutuo aiuto che si tiene presso l’Ospedale di Montecchio Maggiore e che è sostenuto economicamente dall’ASSP, un’associazione padovana di volontariato presieduta da Loretta Furlan.

Servono questi incontri?

Molto. Anzitutto perché non ci sentiamo più soli e poi perché è sempre utile confrontarsi e scambiare informazioni. Siamo una decina di famiglie e abbiamo deciso di formare il gruppo dopo aver frequentato un corso per genitori organizzato dall’USL di Arzignano. Siamo seguiti da un bravo psicologo, il dott. Giulio Maggia.

Cosa si sente di dire ai genitori e alle istituzioni?

Ai genitori di bambini cosiddetti difficili consiglio di non arrendersi di fronte ai pregiudizi della gente e soprattutto di non colpevolizzarsi, di fare attenzione ai tanti piccoli campanelli d’allarme: il bambino non riesce a concentrarsi sui compiti e sui giochi, apparentemente non ascolta chi parla e non segue le istruzioni, sfugge alle attività che richiedono uno sforzo mentale protratto, spesso perde oggetti personali, non riesce a stare fermo, a volte dice parolacce in modo compulsivo… Maggiori informazioni sono comunque disponibili sul sito dell’Associazione Italiana Famiglie ADHD. Alle istituzioni, principalmente alla scuola e alla struttura sanitaria, chiedo maggiore rispetto per le famiglie e per i bambini e anche uno sforzo in più per quanto riguarda l’aggiornamento professionale: insegnanti più sensibilizzati al problema e medici in grado di diagnosticare la sindrome. Pensi che spesso noi genitori dobbiamo dobbiamo far curare privatamente i nostri figli perché le strutture sanitarie non hanno né mezzi né risorse umane adeguate per affrontare il problema. E, mi creda, le terapie costano e non tutti potrebbero permettersele…

Signora Carla, ha davvero tutta la nostra ammirazione per la forza con cui si batte per garantire a tutti i bambini, in particolare a quelli affetti da ADHD, i diritti fondamentali all’educazione, all’istruzione e alla socializzazione. Ma ora parliamo di lei. Tra poco terminerà il corso di formazione dell’Istituto Cortivo come Operatrice Socio Assistenziale per l’infanzia: ha qualche progetto a questo riguardo?

Il mio obiettivo è dedicarmi ai bambini. Mi piacciono e vorrei veramente fare qualcosa di veramente importante per loro. Il progetto è aprire un baby parking, uno spazio ludico e socializzante aperto il pomeriggio dove i bambini, tutti i bambini, anche quelli problematici, possano stare bene insieme, divertirsi e crescere in armonia.