ESPERIENZA IN UNA COMUNITÀ PER MINORI

Dopo il diploma di Liceo Scientifico, G. si è iscritta alla Facoltà di Psicologia, ma, giunta a sette esami dalla laurea, si è ritirata. "Avevo avuto dei problemi con un docente – spiega – e questo mi aveva fortemente demotivato a continuare". Oggi, grazie alla sua preparazione universitaria, ma anche grazie all’attestato di OSA per l’infanzia conseguito con l’Istituto Cortivo, G. lavora come educatrice presso una Comunità per Minori della provincia di Palermo.

Raccontaci la tua esperienza…

"Dopo aver abbandonato l’Università ho deciso di cercare comunque un’alternativa che mi consentisse di lavorare nell’ambito dell’assistenza all’infanzia e l’Istituto Cortivo mi è sembrata la soluzione migliore. Mi sono stati convalidati vari esami universitari e, soprattutto, mi si è aperta l’opportunità del tirocinio, un’esperienza che si è rivelata determinante dal punto di vista professionale".

Ti ha facilitato nella ricerca del lavoro?

"Di più: oggi sono educatrice nella stessa struttura dove sono stata accolta come tirocinante. Al termine i responsabili mi dissero di aver apprezzato molto le mie competenze e il mio saper fare e che, nel momento in cui avessero avuto bisogno di un educatore, sarei stata la prima ad essere chiamata. Pensavo fossero parole di pura cortesia e invece mi chiamarono subito… Avevo terminato il tirocinio a giugno e molti ragazzi mi chiesero di rimanere per aiutarli nello studio. Così, durante l’estate, rimasi come volontaria e, a ottobre, arrivò l’assunzione".

Di che struttura si tratta?

"È una comunità per minori che ospita in gran parte adolescenti giunti in Italia non accompagnati. Sono in tutto una decina di cui tre accolti come semi-convittori. Proprio alcuni giorni fa ne sono giunti altri due da Lampedusa: dicono di avere 16 anni, ma bisogna aspettare i documenti ufficiali dalla Tunisia per verificare l’età. A volte si dichiarano più giovani per non essere rimpatriati".

Come siete organizzati e quali opportunità offrite ai minori stranieri?

"Siamo in quattro educatori, affiancati da altri operatori laici e religiosi. Dell’équipe fanno parte anche uno psicologo, un mediatore culturale e un’assistente sociale. La comunità è importantissima per i ragazzi perché offre loro non solo l’occasione di rimanere in Italia legalmente e in un ambiente educativo protetto, ma anche la possibilità di studiare e imparare un mestiere. Sono tutti ragazzi bravi e molto educati, giunti in Italia attraverso mille peripezie. Rischiano molto, ma lo fanno per aiutare le loro famiglie e quando arrivano da noi si rendono conto che tutto è molto più difficile di quando potevano immaginare. Capiscono subito che la Comunità è un’occasione da non perdere. Ce la mettono tutta, alcuni stanno prendendo il diploma di terza media, qualcuno sta imparando a fare il saldatore, un altro, particolarmente dotato e determinato, sta frequentando un corso privato pagato dalla comunità per diventare pizzaiolo… C’è inoltre un quindicenne da cinque anni in Comunità, è l’unico che parla l’italiano e l’arabo e ci sta dando una mano con i nuovi arrivati dalla Tunisia, un esempio riuscito di integrazione… Siamo inoltre impegnati ad aprire una casa alloggio per i ragazzi che tra poco compiranno 18 anni, dove vivranno sino ai 21".

Ci sembra di capire che sei molto coinvolta nel tuo lavoro…

"Sto facendo ciò che ho sempre desiderato fare: quando mi sono iscritta a Psicologia il mio obiettivo era di lavorare nell’ambito delle comunità per minori. Con il ritiro dall’Università ho rischiato di non potermi realizzare, ma, per fortuna, ho incontrato l’Istituto Cortivo e la Comunità".

Progetti per il futuro?

"A settembre riprenderò gli studi e porterò a termine il percorso universitario per laurearmi in Psicologia per l’Infanzia. Grazie all’esperienza professionale che sto vivendo ho potuto ritrovare entusiasmo, autostima e forti motivazioni".