Intervista a Laerte Balisteri

“Quando frequentavo l’Istituto Turistico – racconta Laerte Balistreri di Piove di Sacco in provincia di Padova – mi piaceva molto non solo viaggiare in tutta Europa grazie agli scambi con l’estero, ma anche partecipare ad attività sociali. Ogni anno seguivo i progetti di gite, feste e varie attività della Cooperativa La Magnolia, specializzata nell’assistenza ai disabili, e mi impegnavo anche nelle raccolte fondi indette dalla scuola in favore di paesi in via di sviluppo come l’Uganda e il Ruanda. Inoltre, da quando avevo sedici anni, nei tre mesi estivi facevo l’animatore nei centri per bambini dei patronati, prima a Piove e poi a Venezia”.

Hai iniziato a darti da fare molto presto…

“Dopo il diploma ho fatto anche due anni di università. Mi ero iscritto al corso di progettazione turismo culturale, ma ad un certo punto ho deciso di sospendere. Non mi trovavo bene, i professori erano poco disponibili e gli esami si facevano sempre di corsa, senza approfondire nulla. L’impressione era che tutto fosse buttato lì, senza una vera intenzione di dare dei contenuti professionalizzanti, e ho lasciato perdere”.

E poi?

“Con il passare del tempo mi rendevo sempre più conto del fatto che, se volevo acquisire una professionalità che mi consentisse di continuare a lavorare in questo settore che sento profondamente mio, dovevo comunque acquisire un livello di formazione più elevato, costruirmi un curriculum nel quale ci fosse anche un adeguato corso di studi. Ed è stato così che, cercando in internet, ho trovato la proposta dell’Istituto Cortivo, che mi ha subito convinto: mi sono iscritto per le specializzazioni Animatore e Assistente Turistico per Disabili e ho già superato quattro esami”.

È un’impressione o ti sento molto convinto?

“All’interno dell’Istituto Cortivo ho respirato un’altra atmosfera, tanta disponibilità, testi stimolanti e coinvolgenti, che motivano ad andare avanti, e tanti strumenti che posso utilizzare subito nelle mie attività sociali. Ad esempio, ho partecipato al seminario sull’animazione e lì ho imparato molto sui rapporti con i bambini più piccoli. Devi sapere che da sette anni ballo hip-hop e break dance e che attualmente seguo quattro corsi per bambini: ecco, il seminario mi ha fatto capire come si fa a far reagire il bambino che sbaglia e si demoralizza, ad insegnarli ad accettare le difficoltà dal punto di vista fisico e psicologico. È una cosa che mi aiuta molto nel mio lavoro”.

Sappiamo che hai partecipato anche al recente seminario con Attilio Piazza…

“È stata un’esperienza meravigliosa, entusiasmante, mettersi in gioco e costruire assieme al gruppo, gente che veniva da tutta Italia, bellissimo”.

Sappiamo anche che hai un episodio significativo da raccontarci…

“Risale all’estate di cinque anni fa: ero in tour con il gruppo di danza in Croazia, a Rovigno, e quella è stata la data più bella. Non avevo mai sentito tanta attenzione attorno a me, i bambini e i ragazzini sentivano la mia passione e, anche se sul palco si esibivano artisti importanti, venivano tutti da noi, anche dietro le quinte: non ho mai più vissuto una situazione del genere, è stata una cosa unica, indimenticabile”.

Come vivi oggi e cosa vedi nel tuo futuro?

“Economicamente me la cavo con le lezioni pomeridiane di danza ai bambini e con il lavoro stagionale che da quattro anni faccio in uno zuccherificio vicino a casa. Non mi sto arricchendo, certo, ma tendo a vivere alla giornata. Sono felice e tranquillo, mi sveglio sempre interessato ad aprire un libro dell’Istituto Cortivo, mi dà sempre qualcosa di nuovo. Quando finirò gli studi spero proprio di trovare un lavoro che mi permetta di applicare gli strumenti che sto apprendendo, con passione e crescente interesse”.