INTERVISTA A PAOLO ETTORE PAGLIA

"Mi chiamo Paolo Ettore Paglia e sono nato 54 anni fa a Milano. Qui, dopo essermi laureato in Ingegneria, ho iniziato a lavorare presso un’azienda che però, dopo qualche anno, ha chiuso i battenti per obsolescenza degli impianti produttivi. La società mi ha trasferito a Treviso dove, esattamente a Mignagola, frazione di Carbonera, ho comprato una casa nella quale ho accolto anche i miei genitori che erano da tempo in pensione e che non volevo lasciare soli in una metropoli sempre più difficile da vivere. I problemi, però, sono iniziati alla fine del 2003, quando mio padre si ammalò gravemente e, nonostante le assidue cure e la vicinanza mia e di mia madre, morì nel maggio dell’anno seguente. Fu un forte dolore per me, purtroppo gravido di conseguenze. Due anni dopo, infatti, proprio quando pensavo di aver superato l’angoscia provocata dall’evento, alcuni problemi sul lavoro hanno fatto traboccare il vaso e sono caduto in un periodo di crisi personale. Nel 2010 anche mia madre è stata portata via in soli tre mesi da un male incurabile e, nel periodo seguente, ho ricominciato a soffrire in modo insostenibile le dinamiche lavorative: sentivo che rischiavo nuovamente la depressione e, lo scorso settembre, ho preferito licenziarmi".

Dunque, a cinquant’anni compiuti, ti sei ritrovato a decidere cosa fare della tua vita…

"Proprio così. Ho ripensato molto alle vicende che mi avevano coinvolto in occasione delle malattie dei miei genitori, a quanto mi ero sentito solo e sprovveduto nel cercare qualche aiuto, qualche agevolazione che mi permettesse di gestire la situazione in modo meno traumatico. Cosa avrei dato, in quei frangenti, per trovare una persona professionalmente preparata, in grado di spiegarmi i miei diritti, di indirizzarmi ai giusti uffici, di aiutarmi a compilare le modulistiche. Ed è stato proprio mentre rimuginavo sulle peripezie che avevo affrontato per ottenere l’applicazione delle leggi 101 e 104 e sulle vicissitudini burocratiche che avevo passato per inoltrare le richieste di invalidità civile, che per caso ho visto la proposta formativa dell’Istituto Cortivo, con una specializzazione che sembrava fatta apposta per me: l’Amministratore di Sostegno".

Ti sei iscritto?

"Immediatamente. Era esattamente ciò che più volevo in quel momento: acquisire gli strumenti necessari per poter aiutare le persone che vivono problemi simili a quelli che avevo vissuto io. Non chiedevo altro. Mi sono iscritto anche per le specializzazioni Anziani e Disabili, ma le tengo per un secondo momento. Adesso voglio finire al più presto il corso per poter agire e dare concretezza al mio desiderio".

È stato difficile riprendere in mano i libri?

"Devo dire che ho fatto un po’ di fatica nei primi due o tre esami. Non riuscivo a trovare un metodo di studio adeguato e, a volte, la memoria mi faceva cilecca. Ero fuori allenamento, ma poi ho trovato la giusta andatura e sono partito alla grande. Oggi ho finito la parte generale, mi mancano solo le parti monografiche e sto già contattando degli enti per poter svolgere il tirocinio".

Come ti sei trovato con l’Istituto Cortivo?

"Decisamente bene, mi ha aiutato a riattivare le connessioni del cervello e mi sta dando modo di crescere professionalmente in un ambiente davvero ottimo, reso ancora più interessante e accogliente dall’infinita disponibilità dei docenti".

Cosa vedi nel tuo futuro?

"Sono sempre più sicuro della mia decisione, comincio davvero a considerarla una scelta di vita. Non vedo l’ora di poter cominciare ad applicare tutto ciò che sto apprendendo per dare una mano a chi è in difficoltà da ogni punto di vista, morale, sociale ed economico. So per esperienza personale cosa significa trovarsi in quelle condizioni e spero proprio di poter diventare per gli altri quel punto di riferimento che a me purtroppo è mancato".