INTERVISTA A FAUSTINA FABBRI

“Lavoro da vent’anni come perito tributarista – racconta Faustina Fabbri di Torino – e posso ben definirmi una professionista del settore. In cuor mio, però, ho sempre coltivato l’aspirazione a fare qualcosa di più, a cercare e a trovare i modi migliori per aiutare gli altri in difficoltà. Per questo, ad esempio, ho partecipato ad iniziative di cooperazione umanitaria in Africa e sempre per questo ho fondato l’associazione di promozione sociale Coabitando, basata sui concetti del co-housing e del reciproco supporto fra le persone che abitano nella stessa casa. Ed è proprio da qui che è iniziata la mia storia con l’Istituto Cortivo…”.

Come mai?

“Mi sono resa conto che per seguire al meglio questo progetto avevo bisogno di una conferma della mia competenza nel sociale, per attestare e implementare la mia preparazione specifica. Ho fatto una ricerca su internet e la proposta che mi ha convinto di più è stata proprio quella dell’Istituto Cortivo: mi sono messa in contatto e mi sono iscritta al corso di corso di Amministratore di Sostegno“.

Come è andata?

“È stata un’esperienza che mi ha portata lontano. Ho studiato materie per me nuove, mi sono arricchita di conoscenze mediche, psicologiche e sociali, è stato un percorso impegnativo, ma molto soddisfacente. E poi è arrivato il tirocinio e con questo una svolta nella mia vita”.

Cosa è successo?

“È successo che ho inviato il mio curriculum a vari enti per farmi accettare come tirocinante e la risposta che mi ha interessato di più è stata quella proveniente dalla ASL 4 – Ufficio Tutele di Chivasso. Era una realtà pionieristica, il primo progetto in Italia di ufficio integrato per l’assistenza patrimoniale di persone in difficoltà. Era stato avviato dal Direttore Generale della ASL dott.ssa Fresco e dalla Responsabile dell’Ufficio dott.ssa Monti ed entrambe furono ben felici di poter disporre di una figura come la mia, forte di lunga esperienza in campo amministrativo. È stato un periodo estremamente coinvolgente per me, durante il quale ho avuto modo di rendermi conto di quanto preziosa possa essere un’attività di questo genere per le persone che, per i più svariati motivi, non sono più in grado di far fronte da sole alla gestione del loro patrimonio, grande o piccolo che sia”.

Hai scoperto un mondo…

“Sì, un mondo in cui mi sono immersa al punto che, alla fine dello stage, mi è sembrato naturale accettare la continuazione del rapporto con questo fantastico ufficio. Sono stata nominata Amministratore di Sostegno a Chivasso e Ciriè e dedico un giorno alla settimana a ricevere le persone, capire i loro problemi e fare tutto il possibile per risolverli. Non è facile, anzi, è una fatica improba, alla fine della giornata sono distrutta ma profondamente soddisfatta del fatto di avere potuto contribuire ad aumentare la qualità della vita di persone disagiate, portatori di handicap, ex carcerati, malati di mente, anziani soli, ecc.”.

Quali azioni svolgi?

“Per esempio li aiuto a recuperare immobili di proprietà per poi darli in affitto, ad ottenere contributi che spettano loro di diritto, ma di cui sono inconsapevoli oppure a monitorare i loro conti correnti bancari”.

Tutte cose di estrema utilità…

“Certamente, cose che possono cambiare in positivo il loro standard di vita. Purtroppo questo ufficio che integra diverse professionalità mediche e amministrative è un esempio unico a livello nazionale, ma in generale l’amministratore di sostegno è ancora una figura poco conosciuta e poco riconosciuta… io stessa sono retribuita con un gettone che non vale tutto il lavoro svolto. È una situazione che accetto di buon grado per ragioni, diciamo, umanitarie. Per incentivare la professione sarebbe utile che venisse istituito un albo o un ordine professionale”.

Ovvero?

“Ne ho parlato anche con i responsabili dell’Istituto Cortivo, che ringrazio di cuore per aver attivato un percorso di formazione così ricco di potenzialità di servizio nei confronti dei più deboli. Penso che sarebbe necessario fare pressioni sui Tribunali e sui responsabili politici, ma anche dare vita a un’Associazione Nazionale degli Amministratori di Sostegno: credo infatti che ogni ASL in Italia dovrebbe avere un Ufficio Tutele gestito da un’èquipe di professionisti. Di lavoro ce ne sarebbe tantissimo, lo verifico di persona ogni settimana e tutti avrebbero da guadagnarci: non solo gli utenti ma anche le istituzioni, che potrebbero concretamente dimostrare la loro sensibilità e il loro interesse per situazioni altrimenti destinate a creare ulteriori disagi e sofferenze”.